Come svenire in maniera adeguata acciocché il gesto attragga l’attenzione di un determinato gentiluomo

woman-faintingDa qualche anno le stampe ottocentesche sono diventate parte dell’immaginario pop contemporaneo, anche se ci aveva già pensato prima Max Ernst a ripensarle e manipolarle in un’altra chiave e poi i Monty Python.

L’impatto visivo è forte. Sono immagini spesso dalla squisita fattura, possiedono un alone di mistero che rimanda ad un passato lontano e misterioso, abbastanza recente da non essere troppo estraneo ma abbastanza distante da essere comunque incomprensibile e come tutte le immagini veicolano un insieme di valori. Queste stampe rappresentano un mondo, alto borghese, a modino e assolutamente idealizzato di una società, quando, una volta affievolitosi il rispetto puramente nobiliare, la borghesia aveva bisogno di altri parametri per operare esclusione sociale e affermare se stessa. Perlomeno questa è la percezione che ne abbiamo oggi.
Immagini per certi versi simili all’iconografia USA degli anni ’50, tutta sorrisi e buoni sentimenti, che aveva caratteri più popolari e aveva però il suo contraltare invece nelle copertine pulp.

Al contrario di quelle statunitensi che avevano il preciso scopo di autorappresentare la società americana per come sarebbe dovuta essere, e che anche se riutilizzate mantenevano chiara la loro matrice storica e sociale, delle immagini utilizzate di seguito non si conosce l’esatta provenienza. Non si sa, o almeno io non lo so, se sono immagini destinate ad un pubblico borghese che usava queste immagini per autorappresentare se stessi e le classi subalterne (ma è più facile che usassero ritratti e busti piuttosto che stampe tipografiche), se sono immagini provenienti da pubblicazioni destinate a fasce sociali più popolari, se facevano parte di pubblicazioni a puntate.

Ma tutto questo in realtà non importa perché quello che vogliono rappresentare, il loro uso contemporaneo, cioè ciò che noi vogliamo vedere, è una società borghese rigida, puritana, repressiva e repressa ma in segreto emotivamente esplosiva, bengentile, ottusa e ipocrita e per questo, ai nostri occhi di gente scafata del secolo XXI che ne sa a pacchi, assolutamenta ridicola, come se fossero alieni e non avessero la stessa voglia di ridere, amare e divertirsi che abbiamo oggi (come se la spinta quasi cieca del positivismo e del progresso tecnologico ottocentesco non sia la stessa di, dico un nome assolutamente a caso, apple).

Ecco un esempio molto diffuso:

Questo stile di meme funziona proprio perché mette mette in bocca a personaggi frasi che non direbbero mai, sia per il tempo e la cultura da cui provengono, per un fatto di educazione, e sia perché anacronistiche. Ancor di più sono frasi che attualmente sarebbero sconvenienti da dire pubblicamente.

Proprio per questo, questi meme e tutti gli altri di quelli dello stesso stile ma che utilizzano immagini di altre epoche, immagini che sembrano uscite da oscuri libercoli religiosi anni ’80 su Gesù e la depressione ad altre che sembrano prese da raccolte di barzellette sui palafrenieri, funzionano su più livelli:

  • Usano il sarcasmo nei confronti di un certo stile iconografico serio, che non ammette nessun tipo di ironia e anzi enfatizza comportamenti e valori in maniera teatrale (il naturalismo e il realismo nascono proprio in quegli anni). La figura isolata e lo sfondo monocromatico aiutano a decontestualizzare la figura e a renderla così uno stereotipo a tutti gli effetti.
  • Usano ancora il sarcasmo, e in particolare il contrasto tra testo e immagine, nei confronti di un’intera cultura considerata retrograda, ma non abbastanza lontana dal presente da non avere ancora oggi delle conseguenze. D’altronde una tensione interna era già presente, per fare un esempio, in una borghesia che voleva essere votata al progresso ma che conservava suoi aspetti molto reazionari.
  • In quanto elementi contemporanei usano il sarcasmo nei confronti della società in cui viviamo, su argomenti delicati come sesso, emozioni e relazioni interpersonali. Sono pensieri talmente filtrati e decontestualizzati da un discorso più ampio che diventano del tutto impersonali (e non è nemmeno loro compito esserlo) ma che hanno proprio nella loro incisività e concisione la loro forza. Il vecchio contesto oggettivo (il resto dell’immagine, lo sfondo, la didascalia che l’accompagnava) viene eliminato e sostituito con quello ricreato in ognuna delle persone che esperiscono (brutta parola per unire leggere e guardare). Ognuno ha sentito o vissuto una propria storia a riguardo, e in questo modo,
  • funzionano come elementi virali. Riconosciuti come tali, cioè come elementi condivisibili vengono condivisi, anche per il contenuto emotivo e personale implicito, che magari solo alcuni amici conoscono e quindi,
  • in minima parte, sono delle specie di confessioni anonime camuffate. Sono pensieri intimi e privati, seppur divertenti, ma comunque pubblici. Sia per chi li ha creati (percHé non è che sono apparsi dal nulla) sia per chi li ricondivide. Queste immagini, che sono ricondivise, entrano a far parte ogni volta di una nuova storia.

Questo stile visuale si presta anche ad altri tipi di rapporti immagine/testo, dove il testo non è necessariamente a contrasto con l’immagine, ma magari ne scriverò un’altra volta. Era per dire che l’analisi che ho fatto si riferisce solo e unicamente a questa tipologia che chiamo della Nonna-che-dice-cazzo e che fa sempre ridere.

I personaggi rappresentati diventano così dei simboli assoluti di qualcosa. Nelle immagini qui sopra troviamo La Stronza, La Rabbia repressa, Il corpo condiviso a forza, ecc. . I personaggi, tutti belli carini, regalano una profondità inattesa a queste frasi. anche se ne ridiamo possiamo immaginare la difficoltà della scelta che hanno i due uomini tra vita da single e vita di coppia, così come l’emozione violenta trattenuta a stento della giovane donna. Ci mostrano tutte il rapporto che abbiamo con una nostra immagine pubblica e sociale e quello che veramente pensiamo e il fatto che utilizzino delle immagini da un certo ppunto di vista standardizzate aiuta proprio in questo processo di immedesimazione.

L’argomento di questo post in realtà è un altro, e cioè una guida composta da gif animate su come accalappiare attraverso un semplice stratagemma, un svenimento creato ad arte, un gentiluomo.

Svenire, secondo Edward Shorter, era un comportamento psicosomatico prettamente ottocentesco e femminile, un modo indiretto di esprimere delle emozioni socialmente accettato, almeno in una certa classe sociale. Era insieme un simbolo del disagio, un sintomo ma anche un comportamento, non solamente subìto perchè socialmente diffuso, da non prendere come un elemento di debolezza (anche se alcuni vestiti non aiutavano la respirazione ed era davvero più semplice svenire). Non si sveniva solo per la forte emozione del momento, per l’estrema sensibilità e delicatezza caratteristica delle donne, ma per comunicare anche un disagio e una richiesta (che però i mariti e i padri sembravano non cogliere).

In fondo, cosa fa una persona svenevole se non richiamare l’attenzione su di sè?

Questa serie, che viene dal sito di Gail Carriger, una scrittrice steampunk, ci mostra invece una donna che usa in maniera esplicita e attiva il comportamento dello svenimento per ottenere uno scopo, che, attenzione!, non è scritto da nessuna parte sia amoroso.

 

tumblr_inline_mk6kw7CEfN1qz4rgptumblr_inline_mk6kwerVMU1qz4rgpSolleva una mano alla fronte, premi l’altra al seno. Non pigiare con troppo impeto.  Incurveresti la scollatura del tuo abito.  tumblr_inline_mk6kwkloZ81qz4rgpFai un respiro corto e un piccolo sospiro. Questo lieve fremito ha il beneficio di attirare lo sguardo del gentiluomo sul tuo decolleté.

tumblr_inline_mk6kwt6RNf1qz4rgpRovescia di poco gli occhi. Solo di poco! Viceversa parresti una pecora moribonda.

tumblr_inline_mk6kxcrGon1qz4rgpSventola le ciglia. Non sbatterle. Sventolale! Lo sventolio di ciglia è un’arte difficile da padroneggiare. Acclarati che sia fatto degnamente.

tumblr_inline_mk6kxtISY41qz4rgpAccasciati all’indietro, mai in avanti. Se il gentiluomo non risponde per tempo, ti puoi riprendere da sola.

Una volta che il suddetto gentiluomo è stato portato in posizione, la gentildonna può proseguire con la missione prefissata. Ma: che l’obiettivo sia di rubare a costui qualche prototipo segreto, o infilzargli il cuore con un fermacapelli di legno, accertati che sia fatto senza sgualcire il tuo abito.

Abbiamo quindi un capovolgimento: lo svenimento come strumento attivo per raggiungere uno scopo, il tutto visto dal punto di vista della donna, mentre l’uomo si limita a reagire e a non decifrare il comportamento della donna per quello che è. Potrebbe essere l’incontro tra una donna contemporanea e un uomo del 19° secolo, ma potrebbe essere l’incontro tra una donna contemporanea e un uomo di qualsiasi secolo, perché che quella sia una donna contemporanea non ci sono dubbi, nelle vesti di una donna del 19° secolo, come se fosse una spia tornata indietro nel tempo, con una sensibilità e un’ironia (e delle ciglia) contemporanee ma che non può essere scoperta se trasgredisce al sistema di regole sociali e culturali, è chiaro. Così come è chiaro che forse la sto prendendo molto seriamente. In realtà quello che voglio dire è che l’uomo è totalmente addentro ad un sistema, non è detto che sia tonto, ma che si attiene, volente o nolente non lo sapremo mai perchè è solo una pupazzetto che si muove, ad un sistema di valori e convenzioni e dal quale non esce. La donna invece ci gioca e simula uno svenimento, certa di come il gentiluomo reagirà, conosce il sistema e lo piega a suo favore. Sottolinea il seno ma senza mostrarlo, e non mi addentro oltre nell’argomento Armi della seduzione.

In questa sequenza non c’è del sarcasmo, come nelle immagini di cui ho parlato prima, ma semmai dell’ironia sul ruolo dell’uomo, della donna, dei rapporti tra uomini e donne, sugli strumenti di autoaffermazione delle donne e sulla seduzione per ottenere qualcosa.

L’uso di immagini del passato ma in una forma contemporanea crea però un’ambivalenza dell’idea dietro. Da un lato dice: Ei donne di oggi, sì dico a voi! Sappiate che potreste ottenere qualsiasi cosa dagli uomini. Se usate gli strumenti giusti otterrete i vostri scopi, che siano omicidi o meno.
Ma dall’altra dicono: Ei donne di oggi, guardate cos’erano costrette a fare le donne di ieri per ottenere qualcosa. Dovevano far finta di svenire e far finta di essere deboli quando in realtà non lo erano ed erano donne forti. Guardate cos’erano costrette a fare invece di prendersi le cose direttamente.
Anche se credo che il messaggio prevalente sia il primo più che il secondo, che è più un sottotesto. Alla fine, sì, è una cosa ironica, anche perché il passato è il terreno sul quale gioca la scrittrice, è il suo campo di battaglia, non dimentichiamolo, fa parte del sistema di valori, ironico o meno poco conta, che ha costruito (almeno spero).

In realtà questo è solo un esempio di una tendenza a ricorrere a immagini del passato per parlare del presente ma evitandolo e perché usare questo tipo di retorica è molto più efficace, altrimenti non ci sarebbe umorismo e senza umorismo questo tipo di comunicazione perde la sua forza. Magari ho scelto un esempio anche molto garbato per sezionarlo così analiticamente.

Proviamo a immaginare la versione contemporanea e non ironico/sarcastica di questo meme:

MjAxMS1hZmE4MzkzM2RiNjU1MzQwIl corsetto, come elemento costrittivo e simbolo e causa di una modificazione corporea, potrebbero essere sostituito da un reggiseno push-up, anche se la connotazione erotica dei due elementi è ovviamene molto diversa. La protagonista sarebbe comunque una giovane donna dall’espressione dolce e serena e il testo reciterebbe: Dietro questo push-up giace una sinistra rabbia omicida.

9733_3178_073ofIl contrasto è comunque forte, ma il risultato molto più inquietante che sarcastico, perché potrebbe essere vero e perché la giovane donna potrebbe essere tua sorella, la tua fidanzata, tua figlia o addirittura tu e perché ci parla della violenza e delle costrizioni sulle donne di oggi. Di cose, insomma, che si preferisce non guardare da vicino.

Funziona, ma in maniera diversa, se fosse un’immagine standardizzata, come quella di una pubblicità. La differenza principale è che un’illustrazione vede partecipe un personaggio generico anche se caratterizzato, una foto è invece una persona specifica, anche se magari solo una modella e quindi leggermente depersonificata. La rabbia omicida sarebbe di quella modella, di tutte le modelle e di tutte le persone che prendono quella modella come un esempio estetico.

La distanza cronologica crea un distacco che ci permettere di riderne, altrimenti sarebbe umorismo macabro e di cattivo gusto (che, per dire, apprezzo uguale).  Prendiamo in giro una ristrezza mentale che è propria di quasi due secoli fa ma che è anche un po’ nostra, a patto di capire la differenza tra le due. Anche se in realtà le immagini ottocentesche non vogliono dire nulla, perché non sono documenti storici, ma immagini di fantasia create in un determinato periodo storico. Alla fine quello che si utilizza e quello con cui si gioca non sono semplici immagini di un passato, ma con tripli salti con avvitamenti, usi simbolico di immagini già di per sè simboliche e stilizzate rispetto alla loro contemporaneità. Come se tra duecento anni per parlare del 2014 usassero le foto di iStock photo.

Alla fine cosa si può dire? Che ironia+immagini del passato ci permettono di esprimere cose che altrimenti non saremmo in grado ma allo stesso tempo creano una distanza di sicurezza. I meme funzionano proprio per questo motivo, indicano dei nodi cruciali e poi si esauriscono. Sono delle dita che indicano la luna ma che non hanno nessuno corpo attaccato, dei fiammiferi che accesi durano un secondo. E’ per questo che mi fanno tanto ridere ed è per lo stesso motivo che mi intigno a leggerli in maniera più approfondita. Come gli svenimenti, i meme sono comunicazioni indirette, anche se molto meno drammatiche.

L’uso costante di questo periodo storico però mi fa pensare anche ad altre cose, ma preferisco non scriverne ora.

Ho tirato su una pippa infinita dal niente. Chi l’ha letto fino in fondo mi scriva in un commento che sta bene, per piacere.

Grazie a Marta per la revisione della traduzione.

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2 thoughts on “Come svenire in maniera adeguata acciocché il gesto attragga l’attenzione di un determinato gentiluomo

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